giovedì 30 agosto 2012

Mercatino Biologico 2 Settembre

1a e 3a domenica del mese la spesa della salute al
 MERCATINO BIOLOGICO

 PARCO VERDE - Loc. OLMI QUARRATA (PT)

 domenica 02 SETTEMBRE 2012
                                 
COME RISPARMIARE FACENDO LA SPESA PRIVILEGIANDO PRODOTTI SENZA IMBALLI INUTILI

Siete tutti invitati a partecipare e fare la spesa BIOLOGICA insieme a tutta la famiglia.......
 

venerdì 24 agosto 2012

Marcia della Giustizia




L'8 settembre si cammina con Libera e Rete Radié Resh, con don Ciotti, Petrella, Amoroso e tanti altri per dichiarare illegale la povertà.

Partecipa con noi alla marcia!


Poveri non si nasce, lo si diventa
La povertà è un “prodotto” della società. 


L’obiettivo di “dichiariamo illegale la povertà” è di ottenere nel 2018, a 70 anni dalla “Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo”,  l’adozione di una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che affermi la legittimità della messa fuori legge dei fattori che sono all’origine di una ricchezza ineguale, ingiusta e predatoria e quindi dei processi di impoverimento e di creazione dei poveri.

Le sole battaglie che si perdono sono quelle che non si combattono!

Non si puo’ accettare che oggi ci siano 3 miliardi di impoveriti ed accontentarci di “avere la fortuna”, come si dice, di non essere fra loro.
Per i promotori dell’iniziativa “Dichiariamo illegale la povertà” vedi il sito:

 Per maggiori informazioni vedi  

lunedì 13 agosto 2012

E' così che si fa

E pensare che ci sono degli amministratori “preistorici” che puntano ancora sul distruggere i rifiuti bruciandoli
SONO SEMPRE ALL’ETA’ DEL FUMO!  Digli di smettere.
M.T. (Notizia riportata su Ambientefuturo.org)


Una storia davvero interessante esempio di responsabilita’ sociale d’impresa: la dismeco di marzabotto (bo) riconverte un sito industriale dismesso smontando lavatrici e raee

 Non è una fiaba ma è un concreto progetto economico al lavoro costato 10 milioni di euro interamente privati che da’ lavoro ad oltre 30 lavoratori. Succede dal novembre 2011 quando nella cartiera ex Burgo in cui si voleva realizzare una contestatissima centrale turbogas il gruppo DISMECO SRL guidato da Claudio Tedeschi decide di acquistare 45000 mq che ristruttura rispettando al millimetro l’archeologia industriale del sito.  
IL PROGETTO VIENE DENOMINATO BORGO ECOLOGICO D’EUROPA e consiste in un moderno assemblaggio di tecnologie per lo smontaggio di 500 lavatrici al giorno recuperando fino al 98% dei materiali contenuti negli elettrodomestici. 
A differenza di altri sistemi che triturano il tutto il sistema DISMECO deassembla e solo alla fine tritura arrivando a separare le parti funzionali e tutti i metalli (rame, alluminio, acciaio, plastiche, ferro ecc). 
Non solo: adesso la produzione si sta allargando al recupero dei monitor e delle lampade fluorescenti ed anche grazie a particolari macchinari svedesi prodotti sulla base di studi condotti dalla Università di Goteborg si è ormai in grado di recuperare le cosidette “TERRE RARE” (elementi chimici come l’oro e il platino contenuti nelle schede di computer e cellulari) che fino ad adesso erano recuperabili con solventi tossici.

Di più: Il BORGO ECOLOGICO possiede tetti fotovoltaici in grado di produrre 1 MW anno e strutture didattiche che spiegano alle scuole le attività di recupero.
Gli addetti impiegati il cui numero sta per raggiungere oltre le 40 unità sono stati riassunti da attività industriali dismesse.

QUESTA E’ UNA BUONA PRATICA CHE TESTIMONIA LA CONCRETEZZA DEI NUOVI DRIVERS EUROPEI CHE PUNTANO AL MASSIMO RICICLAGGIO INDIVIDUANDO NEGLI SCARTI UNA VERA E PROPRIA MINIERA URBANA. 
E pensare che ci sono degli amministratori “preistorici” che puntano ancora sul distruggere i rifiuti bruciandoli. SONO SEMPRE ALL’ETA’ DEL FUMO! Digli di smettere.

(A cura di Rossano Ercolini del Centro di Ricerca RZ del comune di Capannori)




Link

Ambientefuturo

venerdì 10 agosto 2012

Scarpe attente a salute e ambiente. Astorflex "ragiona con i piedi"





Di seguito un articolo riguardante le scarpe Astorflex. 
Ricordo che in alcune occasioni si possono trovarle al MERCATINO BIOLOGICO PARCO VERDE – Loc. OLMI QUARRATA (PT) a cui partecipa anche il nostro GASCEC di Montemurlo



(Articolo tratto da Il Cambiamento )

Quali sono i materiali che scegliete per realizzare le vostre scarpe?
I materiali con cui realizziamo le nostre scarpe rispondono alla filosofia che governa il progetto: sono rispettosi della salute dei piedi mantenendo l'equilibrio fisiologico della cute, rispettano l'ambiente perché poco energivori, non inquinanti, non influiscono sulla salute degli addetti alla loro produzione, non producono residui chimici, ci permettono il riuso a fine ciclo vita della scarpa. Le esigenze sono evidentemente ambiziose e mentre noi pretendiamo molto, il mercato delle materie prime ci offre meno di quello che chiediamo. Questo perché non rappresentiamo ancora un mercato appetibile in termini di numeri. Questo non ci scoraggia, infatti abbiamo cercato tutti i materiali che, nel mercato, rispondono alle caratteristiche descritte e se non li abbiamo trovati in alcuni casi ce li siamo costruiti. La ricerca più impegnativa è stata quella che riguarda le pelli perché sul mercato molte sono pelli descritte come vegetali ma poche sono prodotte con procedimento lento ed in vasche a terra con tannini di mimosa, castagno e quercia. Poi abbiamo scelto suole in gomma naturale cioè il famoso caucciù (la linfa che produce l'albero della gomma per cicatrizzare le ferite inferte sulla corteccia), che ci permette di non produrre scarti per l'ambiente e recuperarlo alla fine della vita della scarpa.
La pelle e la suola sono il 98% della scarpa. Ed è lì che è concentrato il nostro massimo sforzo di ricerca. Per esempio non esiste la pelle scamosciata conciata al vegetale, tutte quelle che troviamo sul mercato sono a base di cromo, pertanto abbiamo studiato con la conceria Itaca di Ponte Egola (Pisa) come realizzare uno scamosciato a concia vegetale e ci siamo riusciti. Ora da un anno stiamo sperimentando questa nuova pelle su metà del nostro campionario per sincerarci se ci sono limiti nell'uso, ma fino ad ora tutto ha risposto perfettamente alle nostre aspettative. Comunque i piedi che calzano le nostre scarpe stanno sempre a contatto con pelli bovine (non di maiale come molte scarpe convenzionali), conciate al vegetale e non colorate, in modo da eliminare ogni inquinamento del piede da cromo e da coloranti chimici e quindi preservarlo da tutte le forme di allergie. Inoltre le pelli che usiamo, per lo speciale tipo di concia non producono gli sgradevoli odori che le nostre scarpe convenzionali emettono dopo l'uso. Anzi, assorbono bene il sudore e poi, quando vengono tolte e lasciate a riposo, lo lasciano evaporare preparandosi così all'uso successivo.
Quanto conta il nesso tra calzature e salute nella vostra produzione?
Il nesso è fondamentale, vogliamo che le nostre scarpe non diano alcun fastidio al piede dal punto di vista della salute della cute e della sua capacità di assorbire prodotti chimici. Non solo, sappiamo che vi sono piedi che sudano molto e che devono calzare scarpe che assorbono bene.
Quali sono le caratteristiche che rendono le scarpe Astorflex particolarmente adatte a salvaguardare la salute e il benessere della persona che le indossa?
La pelle bovina è sempre stata la migliore perché ha notevoli caratteristiche di assorbimento. In generale, per le scarpe convenzionali, vengono usate pelli di maiale che sono grasse e non assorbono il sudore come quelle bovine. Oltre tutto le pelli di maiale sono tutte conciate al cromo, non si trovano sul mercato a concia unicamente vegetale. Le nostre invece sono conciate con tannini di mimosa, castagno e quercia, non sono colorate e non temono alcun sudore. Soprattutto i bambini che sudano molto che hanno provato le nostre scarpe, hanno mostrato ai loro genitori che il piede esce sempre asciutto dalle nostre scarpe.
Abbiamo inoltre tentato di risolvere il problema di chi soffre di alluce valgo: costruiamo scarpe da donna che hanno la pelle raggrinzita nella zona dolorosa dell'alluce. Il comfort deriva dal corretto distendersi della pelle attorno all'osso che sporge, evitando dolorose compressioni. Per queste scarpe i materiali sono sempre a concia vegetale.
I sali di cromo, con cui si conciano quasi tutte le pelli che noi portiamo, hanno due valenze chimiche: l'esavalente ed il trivalente, la prima è vietata perché cancerogena mentre la seconda è ammessa nella concia perché meno dannosa. Ma le prime fasi di concia oggi vengono spesso fatte all'estero con gravi mancanze di controllo su come si opera. Ecco perché sono aumentate di molto le allergie da cromo. Da quando usiamo nelle nostre scarpe le pelli conciate come descritto sopra abbiamo avuto esperienze di persone che hanno risolto molti dei loro problemi di allergia.
Collaboriamo anche con podologi che ci indicano quali caratteristiche dare alle scarpe.
scarpe astorflex
"I Gas ci ordinano le scarpe perché le conoscono e le hanno già provate, oppure ci organizzano mercatini"
Che politiche avete scelto per la distribuzione delle vostre calzature e perché?
Le nostre pelli costano mediamente sette volte di più di quelle di maiale per fodera ed in generale molto di più di tutte quelle conciate al cromo. Però noi abbiamo un vantaggio competitivo: la nostra distribuzione costa molto meno di quella convenzionale e quindi pur in presenza di materiali molto costosi le nostre scarpe hanno prezzi popolari e tutti se le possono permettere. Non usiamo marchio e quindi non dobbiamo sostenerlo con la pubblicità a tutto vantaggio degli investimenti in qualità. Pensiamo che il marchio serva a distorcere la relazione commerciale fra produttore e consumatore e quindi è uno stratagemma da non usare visto che alla fine lo paga il consumatore rimettendoci in qualità e in trasparenza, oltre che in denaro.
Insomma, se usassimo la normale filiera di vendita (uso del marchio, distribuzione attraverso negozi di alta gamma, ecc.) le nostre scarpe costerebbero molto. Ma noi siamo partiti con l'ambizione che tutti e non solo le élite possano comperarle. Di conseguenza abbiamo scelto la distribuzione più adatta e se non esisteva ce la siamo inventata:
1. Attraverso gruppi di acquisto, i famosi Gas, che sono gruppi di famiglie che si organizzano per comperare i prodotti di prima necessità direttamente dai produttori. Essi o ci ordinano le scarpe perché le conoscono e le hanno già provate, oppure ci organizzano mercatini temporanei in luoghi appropriati, dove possiamo esporre e dove chiunque può venire a provarle e poi acquistarle se vanno bene. Il mercatino si chiama "temporaneo" perché dura 4 o 5 ore, di solito inizia alle 17 e finisce alle 22. Arriviamo con un furgone colmo di scarpe. Le scarichiamo nell'ambiente scelto dal gruppo che organizza e cominciamo il mercatino. Distribuire in questo modo costa il 30% del costo finale del prodotto. Nella normale distribuzione il costo è spessissimo dell'80% e più.
2. Attraverso i negozi dell'Equo-Solidale che, spesso gestiti da volontari, garantiscono bassissimi ricarichi ai beni venduti.
3. Attraverso negozi di calzature o abbigliamento che ci contattano perché stanchi dei marchi e delle angherie che impongono. Essi così decidono di ricaricare molto meno per avvicinarsi a realizzare la loro funzione che è quella di distribuire in modo efficiente beni di valore intrinseco elevato. A questi negozi noi offriamo un magazzino sempre fornito di scarpe, li liberiamo dalla necessità di fare acquisti pesanti per le loro finanze, così facendo il magazzino dell'invenduto di fine stagione non diminuirà i guadagni ridotti che hanno. Purtroppo il continuo cambiamento dei prodotti a causa della moda che incombe, rende sempre più rischiosa la loro funzione distributiva. Quindi facendo noi da magazzino e garantendo un'alimentazione immediata delle scarpe necessarie, solleviamo i negozi da investimenti pericolosi.
4. Attraverso nuove forme distributive legate a cooperative che mettono a disposizione locali che noi prendiamo in affitto assieme ad altri produttori di abbigliamento, dividendo la spesa in modo che essa diventi sopportabile per le nostre finanze e per quelle del nostro cliente. All'interno di questi spazi la politica dei prezzi la facciamo noi, contenendola al minimo indispensabile. Si creano insomma sinergie fra piccole realtà produttive attraverso associazioni o cooperative che ci mettono lo spazio e l'idea gestionale. In questi luoghi si trovano, suddivisi per aree tematiche, produttori di abbigliamento, di arredamento, di cosmetici, di giocattoli, di frutta e verdura, negozi che distribuiscono prodotti sfusi, bar e ristoranti e spesso sale per convegni e incontri. Insomma, luoghi di relazione e di cultura che svolgono la funzione di ricostruire alleanze fra produttori e consumatori ponendo alla loro base la conoscenza e la trasparenza delle filiere.
5. Attraverso negozi gestiti da consorzi di produttori che si uniscono avendo in comune lo stesso bisogno: arrivare ai propri clienti senza infingimenti, con trasparenza e lealtà, spendendo poco per pesare meno sul costo finale dei prodotti.
La nostra è una strada fatta di sperimentazioni, stimolante e completamente nuova.
Per saperne di più:
Il sito di Astorflex
Leggi anche:
Scarpe eco-sostenibili, Astorflex ha detto sì

mercoledì 8 agosto 2012

Il futuro dell’Italia sepolto dal cemento

 

La lotta al consumo di suolo al centro del convegno “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione”. Il Ministro Mario Catania: “Agricoltura al centro di un nuovo modello di sviluppo per il Paese”.

Dopo i campi di sterminio, stiamo assistendo allo sterminio dei campi“, diceva amaramente il poeta Andrea Zanzotto,strenuo difensore della terra dall’aggresione della speculazione. E il suono di queste parole ha accompagnato i lavori del convegno “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione”, che si è tenuto il 24 luglio presso la Biblioteca della Camera dei Deputati a Palazzo San Macuto ed è stato organizzato dal Mipaaf, Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.
All’incontro, nel corso del quale il Ministro Catania ha presentato un disegno di legge sul tema, hanno partecipato come relatori Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera, e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.

“Ogni giorno 100 ettari di terreno vanno persi”, l’allarme del Ministro “negli ultimi 40 anni parliamo di una superficie di circa 5 milioni. Siamo passati da un totale di aree coltivate di 18 milioni di ettari a meno di 13″. Dati allarmanti che testimoniano quanto il dramma del consumo del suolo nel nostro Paese debba essere una priorità assoluta da affontare.

“Dobbiamo invertire la rotta di un trend gravissimo che richiede un intervento in tempi rapidi”, prosegue Catania, “serve una battaglia di civiltà, per rimettere l’agricoltura al centro di quel modello di sviluppo che vogliamo dare al nostro Paese. Noi usciremo vincenti da questa crisi se lo faremo con un nuovo modello di crescita che passa necessariamente attraverso questi temi“.

Il nemico numero uno della terra e del suolo si chiama cementificazione, che fa spesso rima con speculazione edilizia.

È un fenomeno che ha un impatto fortissimo sulle aree agricole del nostro Paese”, aggiunge il Ministro, “ma diventa ancora di più preoccupante quando lo vediamo concentrato in quelle zone altamente produttive, ad esempio sulle pianure. È qualcosa di devastante sia per l’ambiente sia per l’impresa agricola“.
Fermare le ruspe e le gru per gettare le basi di un diverso modello di sviluppo per il Paese, più sostenibile e umano. Ma questo significa intaccare gli interessi milionari delle grandi lobby dell’edilizia, storicamente fortissime in Italia e l’inerzia della politica.

“Bisogna contrastare l’aggressività di alcuni poteri forti,” ammette Catania, “l’assenza di regole, dobbiamo modificare una certa cecità della politica. Purtroppo, su questo aspetto, ancora manca una visione complessiva da parte di molti. Questa battaglia è invece talmente importante che non la si vince con la singola iniziativa isolata, ma lavorando insieme”.

L’importanza della conservazione dei suoli liberi e delle coltivazioni non si limita, come in molti pensano, all’aspetto meramente economico, legato alla ristretta logica produzione-consumo. “Noi paghiamo poco gli agricoltori, ma quando perderemo i veri presidi da loro costituiti, e ce ne renderemo conto, sarà troppo tardi“, dice Carlo Petrini ondatore di Slow Food. “Nel nostro Paese non c’è la responsabilità di sapere cosa fa un agricoltore, mentre tutti dovrebbero sapere che non coltiva solo i frutti della terra, ma preserva l’ecosistema, la tutela del paesaggio, la memoria storica. L’agricoltura va al di là della semplice produzione di cibo”.
La terra non è solo una merce da sfruttare e sacrificare sull’altare della demenziale legge della crescita, ma costituisce l’eredità più importante che viene lasciata alla generazioni che verrano. È tessuto sociale, appartenenza, solidarietà e identità. Valori, non beni, inestimabili e non rinnovabili, una volta perduti sotto colate di cemento e asfalto. Una battaglia, quella per salvare il territorio, che non può limitarsi agli sforzi di un solo Ministero, ma deve coinvolgere Istituzioni e cittadini.

“L’Italia”, sottolinea ancora Petrini, “è sotto lo schiaffo di una situazione speculativa di proporzioni inimmaginabili, c’è bisogno che tutti avvertano la necessità di cambiare l’attuale paradigma produttivo”.

Una riflessione profonda a cui contribuisce anche il giornalista del Corriere della Sera Sergio Rizzo: “I Padri costituenti avevano già capito tutto, tanto è vero che in uno degli articoli fondamentali della Carta avevano introdotto la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Il nostro Paese non ha riserve di gas, non ha giacimenti di petrolio, non ha miniere di diamanti, ma ha un paesaggio unico. E invece che far leva su questo spesso si pensa a cementificare il territorio. Ci sono“, aggiunge Rizzo, “aree dell’Italia dove a una bassa crescita demografica si associa un alto tasso di cementificazione. Dobbiamo renderci conto e capire che si può ripartire dalla terra. Un governo che abbia un senso di quello che, da questo punto di vista, può dare il Paese deve proporre un piano straordinario di rivalutazione ambientale”.

Preservare la terra per dare un futuro, non solo economicamente, alle prossime generazioni e all’Italia. Il suolo custodisce memoria e storia, vita ed energia. Racchiude in sè molto più di qualche punto di Pil. È lo spirito delle comunità. E nessuno ha il diritto di cancellarlo in nome del profitto personale o di un meschino tornaconto elettorale. Lo spread passa, la terra deve rimanere. È una cosa seria.

Marco Bombagi
(Tratto da: Salviamo il Paesaggio – Roma e provincia)